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6th Gen

2016

Miti e realtà sui test psicologici

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Chi di noi non conosce, per esperienza diretta o indiretta, i test?

I media ne propongono un’immagine ambigua. Da un lato, il test viene banalizzato e il termine è spesso usato come sinonimo di quiz: basta aprire una rivista e rispondere a qualche domanda per scoprire se siamo leader o gregari, se il nostro rapporto sentimentale gode di buona salute o se è il caso di cercare un nuovo fidanzato, e quant’altro!

Dall’altro lato, il test sembra una specie di sfera magica attraverso la quale si accede agli spetti più nascosti della personalità di un individuo, e questa immagine crea intorno a tali prove un’aura di mistero che le rendono al tempo stesso affascinanti e temibili.

Il test psicologico non è un simpatico passatempo. I reattivi psicodiagnostici, ovvero i test “veri”, sono degli strumenti messi a punto da esperti sulla base di teorie psicologiche. Essi costituiscono dunque degli oggetti tutt’altro che neutrali, dei veicoli attraverso i quali un individuo comunica qualcosa di sé a un professionista affinchè quest’ultimo lo aiuti a conoscersi meglio. I reattivi psicodiagnostici costituiscono un ausilio fondamentale per mettere a punto un profilo psicologico, ma i dati che emergono da un test per essere considerati sufficientemente affidabili devono essere integrati con quelli di altri reattivi, nonché con le informazioni raccolte nella relazione con la persona esaminata (anamnesi, osservazione del comportamento, colloquio clinico).

E.Cannoni – Il Disegno dei Bambini – Carocci

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